I principi basilari del Vermouth

 

Processi della produzione del Vermouth

Non esiste un vero metodo di utilizzo del Vermouth se non quello di consumarlo ad un tavolo in buona compagnia. Ma quello che rende più unica la sua esperienza è probabilmente il suo gusto. Col tempo la produzione è stata vincolata da normative per la riconoscibilità del prodotto, per la tutela dell'origine e della qualità. Inizia con il Regio decreto-legge del 9 novembre 1933, n. 1696, il quale fornisce indicazioni generali al fine di caratterizzare il prodotto (gradazione alcolica minima, tenore zuccherino, percentuale in volume del vino base e delle sostanze aggiunte). Il primo Regolamento comunitario che individua le Indicazioni geografiche per i vini aromatizzati è il Regolamento CE n. 1601 del 10 giugno 1991, che per la prima volta riconosce e tutela il Vermut di Torino. 
Requisito fondamentale per la produzione del Vermouth è la qualità del vino: bianco o rosso, deve avere struttura e acidità per sorreggere gli aromi e bilanciare lo zucchero. Una volta selezionata la base alcolica, vengono aggiunti gli estratti di erbe aromatiche e di spezie, fiori, semi, radici e cortecce, precedentemente messi in infusione in una soluzione idroalcolica per 15-20 giorni. Questi vengono poi miscelati con lo zucchero e il vino e lasciati a maturare in vasche di affinamento. Infine, una volta filtrata la bevanda, si procede con l’imbottigliamento.

BIBLIOGRAFIA:

(Il Consorzio del Vermouth di Torino): La Storia Il Consorzio del Vermouth di Torino - Home Page

FONTE IMMAGINE:
(Il Consorzio del Vermouth di Torino): La Storia Il Consorzio del Vermouth di Torino - Home Page




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